Guida E-Commerce

Pubblicato il 12/06/2019

Le vendite on-line rappresentano sempre di più una modalità di vendita alternativa, se non preminente, rispetto a quella tradizionale. Le vendite di prodotti di largo consumo, in particolare, stanno crescendo quattro volte più velocemente delle vendite nei vecchi negozi tradizionali.

Il report mondiale di Nielsen Future opportunities in fmcg e-commerce, rileva come, in Europa, i prossimi anni vedranno una crescita decisiva del canale e-commerce, soprattutto a causa delle mutate dinamiche sociali.

Il 26 per cento dei consumatori europei utilizza già le piattaforme di e-commerce per la consegna a domicilio dei prodotti di largo consumo. Tra i Paesi del vecchio continente, il Regno Unito è in testa alla classifica delle vendite online (6,3 per cento dei prodotti venduti passano dal web), seguito dalla Francia (6,1 per cento). La classifica dei top-5 nell’Europa occidentale continua con Svizzera, Italia e Paesi Bassi (rispettivamente 1,8, 1,7 e 1,5 per cento).

Il venire meno del “geoblocking” rende il mercato ancora più aperto

Se le vendite on-line stanno crescendo a ritmo esponenziale, non va sottovalutato il fatto che dal 3 dicembre 2018 non è più applicabile il cd. “geoblocking”: gli acquisti on-line in tutti i Paesi UE non possono essere bloccati solo per il fatto che il consumatore non risiede nello Stato del venditore o perché si effettua il pagamento con una carta bancaria straniera.

Le nuove regole UE vietano la pratica dei blocchi geografici nelle vendite online. Nel 2015, il 63 per cento dei siti non consentiva agli utenti di effettuare acquisti da un altro Paese UE.

La UE, con un provvedimento analogo, ha posto fine ai sovraccosti del roaming nel giugno 2017.

Si pensi a siti quali Herz o Avis per il noleggio di autoveicoli o Expedia, ma anche ai rivenditori di biglietti di concerti o dei parchi di attrazioni come Disneyland; essi non potranno più reindirizzare i clienti o rifiutarsi di vendere le offerte promozionali a consumatori, che si collegano da altri Paesi.

L’aspetto positivo di questa nuova forma di vendita è sicuramente la riduzione incisiva dei costi di struttura che, invece, gli operatori “tradizionali” sono obbligati a sostenere per proporre i propri prodotti.

Una diffusione così estesa di tale modalità di compravendita, tuttavia, comporta l’esigenza di conoscere il corretto inquadramento giuridico e fiscale (in particolare IVA), al fine di porre in essere corretti adempimenti.

La normativa comunitaria

La normativa dell’e-commerce è in continua evoluzione, così come il suo impianto normativo, che appare spesso incompleto, data l’ampiezza del settore. Pertanto, viene fatto frequentemente ricorso alla regolamentazione prevista per fattispecie analoghe e all’interpretazione fornita dalla giurisprudenza, anche comunitaria.

Nella Comunicazione della Commissione UE n. 157/1997 si trova una prima definizione di “commercio elettronico”:

“Il commercio elettronico consiste nello svolgimento di attività commerciali per via elettronica. Basato sull’elaborazione e la trasmissione di dati (tra cui testo, suoni e immagini video) per via elettronica, esso comprende attività disparate quali: commercializzazione di merci e servizi per via elettronica; distribuzione on-line di contenuti digitali; effettuazione per via elettronica di operazioni quali trasferimenti di fondi, compravendita di azioni, emissione di polizze di carico, vendite all’asta, progettazione e ingegneria in cooperazione; on-line sourcing; appalti pubblici per via elettronica, vendita diretta al consumatore e servizi postvendita”.

Tale definizione europea viene successivamente richiamata dal Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato italiano nella circolare 1° giugno 2000, n. 3487/c, illustrativa del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 114 (“Disciplina della vendita di beni tramite mezzo elettronico. Commercio elettronico”). Nonostante tale richiamo, la definizione che viene fornita proprio nel D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 114, è in realtà molto più ristretta.

Per “commercio elettronico” deve intendersi solamente la “parte di commercio elettronico inteso come attività di vendita di beni”.